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Veneto City: a cosa servono altri 2 milioni di metri cubi di cemento?

Veneto City: per alcuni il nuovo polo del terziario veneto per altri semplicemente un mega centro commerciale. Posta la firma su Veneto City, un gigantesco centro commerciale-direzionale che si estenderà su 715 mila metri quadrati, qualcosa come 105 campi campi da calcio per un totale di 2 milioni di metri cubi di cemento.

Dove verrà realizzato? Neanche a dirlo nella super bistrattata, capannonizzata, cementificata ed iper villettopolizzata campagna veneta.

A cosa servirà? A nulla se non al PIL da cemento e a tutti (e sono tanti!) speculatori edilizi.

Chi è a favore del progetto nel pubblico? Le amministrazioni di Dolo e Pianiga con il pieno sostegno del presidente della Regione Veneto.

Chi contro? Ambientalisti, i comuni confinanti, associazioni di categoria e sindacati.

Quale l’impatto sull’ambiente? In primis è la scomparsa per sempre di una vastissima area agricola. In secondo luogo è il rischio idrogeologico ed idraulico dovuto all’impermeabilizzazione di un così vasto territorio con un innalzamento consistente del rischio reale di drammatiche inondazioni. In terzo luogo è il notevolissimo impatto del cemento che per produrlo vengono rilasciate enormi quantità di anidride carbonica in atmosfera durante il processo produttivo.

Una cattedrale nel deserto? Molto probabilmente. La zona industriale di Dolo è sempre più spopolata di attività imprenditoriali. I centri della Riviera del Brenta soffrono da tempo di chiusure di attività commerciali che non riescono più a sopravvivere.

Cosa dice chi è a favore? “attacchi strumentali”, “dimostreremo nei fatti la qualità della nostra proposta”, “valorizzeremo la sostenibilità ambientale e paesaggistica, la salvaguardia del territorio che sarà messo in sicurezza idraulica”, “razionalizzeremo la mobilità pubblica e privata”, “riqualificheremo i centri storici”, “creeremo opportunità di lavoro per la Riviera del Brenta”.

Un regalo alla speculazione immobiliare, all’imprenditoria che non produce ricchezza e lavoro ma soltanto consumo di territorio.

Fonte: http://www.howtobegreen.eu

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