Perché è così difficile fare la raccolta differenziata in Italia

Dove finisce la spazzatura in Italia? Che cosa significa rifiuti zero? Quali previsioni per il caso Napoli?  Risponde Rapahel Rossi, professionista italo-francese specializzato  nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata

di Maria Pirro

Risponde Rapahel Rossi, professionista italo-francese specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata. È stato vicepresidente dell’Amiat e, negli anni del suo mandato, a Torino i risultati della differenziata sono passati dal 26 al 42,4 per cento; per sei mesi presidente dell’Asìa di Napoli, proprio nel periodo dell’ultima emergenza rifiuti e della crescita della differenziata dal 16 al 25 per cento. Lavora al superamento della crisi rifiuti nel comune di Foggia.

Perché è così difficile fare la raccolta differenziata?

Non è difficile, è un problema di volontà e di visione strategica cheai nostri amministratori spesso manca. Loro cercano di dare una risposta semplice a un problema divenuto complesso, e cosa c’è di più semplice di discarica e inceneritore? Invece differenziare bene, con la raccolta porta a porta vuol dire impegnarsi, cambiare abitudini, responsabilizzarsi sugli impatti sull’ambiente.

Un esempio positivo e uno negativo?

La media italiana di raccolta diffenziata (stando al rapporto 2012 sudati 2010 Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) è del 35,3%, la migliore regione italiana è il Veneto che raggiunge il 58,7%, la migliore città sopra i 200.000 abitanti è Torino con il 43%, il miglior capoluogo di provincia è Pordenone con il 76%. L’elenco dei “disattenti” è lungo, la Sicilia è la regione peggiore d’Italia con il 9,4%

Dove finisce la spazzatura differenziata in Italia?

Tutta la differenziata secca ai consorzi del Conai che hanno l’obbligo di pagarla ai comuni. Dopo una verifica, i consorzi mandano quanto ricevuto nelle aziende che riusano i materiali: cartiere, vetrerie, fonderie, e altre imprese. Dagli scarti da cucina e da giardino si fa invece del compost, un fertile terriccio e, in alcuni casi, anche energia pulita.

Quali materiali non andrebbero assolutamente portati in discarica?

È un paradosso, la sostanza organica in natura è una risorsa mentre in discarica diventa una bomba. Da lì provengono i liquidi della degradazione che, mescolandosi con tutte le sostanze chimiche, producono i micidiali percolati e il biogas che non riesce mai a essere interamente captato, ma può disperdersi in atmosfera, generando puzze, incendi, esplosioni e l’effetto serra.

Rifiuti zero, che significa?

I rifiuti in natura non esistono, c’è un metodo ciclico di trasformazione delle sostanze. Noi invece adottiamo un metodo lineare. Prima estrazione delle risorse dalla natura, poi trasformazione in prodotti, quindi consumo e infine espulsione nell’ambiente. Ognuna di queste fasi genera inquinamento e brucia energia. Rifiuti zero vuol dire pensare a riportare i nostri modelli produttivi alla ciclicità, tutto deve essere riusabile, riducendo al massimo i rifiuti. Basta con l’usa e getta, con l’obsolescenza programmata. Gli scarti devono essere tutti riciclabili e se così non avviene, c’è un errore di progettazione e va ripensato.

C’è il rischio che esploda di nuovo l’emergenza rifiuti?

Non è un rischio, ma una certezza. L’emergenza è una conseguenza della mancanza di scelte lungimiranti ed è grazie all’emergenza che si possono fare discariche e inceneritori in posti assurdi, è proprio l’emergenza che ostacola le buone pratiche. La soluzione invece è il ciclo virtuoso, programmazione, incentivazione premialità per i cittadini che si comportano bene.

Previsioni sul caso Napoli?

La mia previsione è che finché non sarà fortemente sviluppata la raccolta differenziata e non saranno pronti gli impianti a servizio della raccolta differenziata, ci saranno rischi. Per questo, bisogna continuare con il porta a porta: per far crescere la raccolta differenziata e poi realizzare l’impiantistica necessaria, prima di tutto il compostaggio.

A gennaio 2012 l’addio alla presidenza dell’Asìa, in un mare di polemiche. Sarebbe pronto a tornare a lavorare nel capoluogo campano?

A questa domanda non rispondo.

Fonte: http://italia.panorama.it

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